Zappe, chiodi, cavatappi ed altri strumenti scientifici

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In molti casi la scienza semplifica la vita. Questo vale soprattutto quando migliora e raffina le tecniche che utilizziamo quotidianamente per portare avanti le semplici attività di tutti i giorni. Anche per questa ragione, oltre che per l’innata curiosità di ogni uomo e di ogni donna di questo pianeta, la cultura popolare ha fatto proprio il sapere scientifico. La scienza può rendere infatti la vita più facile ed il lavoro meno faticoso. Dietro ogni vite, ogni cavatappi, ogni aratro, ogni telaio si nasconde un occhio scientifico, curioso, attento e sapiente. Il desiderio è sempre quello di capire come funziona il mondo e, quando possibile, di migliorarlo. In “Zappe, chiodi, cavatappi ed altri strumenti scientifici” Lara Albanese, nota divulgatrice scientifica, e Alessandro Libertini, raffinato autore e regista teatrale, danno vita ad una conferenza fuori dal comune. Tra disquisizioni erudite, divertenti dimostrazioni scientifiche ed argute battute di spirito, i due protagonisti conducono gli spettatori di tutte le età lungo un itinerario ricco di sorprese, in cui alla conoscenza delle cose attraverso l’esperienza si accompagna il valore delle storie di tanti uomini e donne.

 
 

Con gli occhi di Pinocchio

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Gli autori di "Con gli occhi di Pinocchio", Alessandro Libertini e Véronique Nah, vivono a Castello, un quartiere periferico di Firenze. Negli stessi luoghi, tra il 1881 e il 1883, Carlo Collodi scrisse "Pinocchio". Questa piccola località, le sue atmosfere, il suo paesaggio come i suoi abitanti, hanno sicuramente ispirato molte tra le più belle pagine del celebre capolavoro. Dall'interesse per questa realtà tutta toscana nasce "Con gli occhi di Pinocchio". Libertini, in scena, mostra immagini e racconta fatti ed episodi legati alla sua quotidianità, crea collegamenti con la vita e l'opera del Collodi, fornisce notizie, suggerisce atmosfere. Sottile ed ironico itinerario introspettivo, lo spettacolo tratta temi di ieri e di oggi utilizzando un linguaggio contemporaneo dentro il rito primitivo dello "spectacle vivant". Qualcuno ha definito "Pinocchio": "una storia di sempre, la straordinaria storia dell'ordinario dentro il meraviglioso mondo della vita di tutti i giorni".

 

La favola di Amore e Psiche

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La favola di Amore e Psiche, una delle più complesse e misteriose storie d’amore della mitologia greca, è raccontata nello spettacolo con dolcezza ed ironia da due attrici. Grazie all’eleganza delle immagini, alle sottilità del testo ed alla suggestività della musica, lo spettatore è immerso nell’intrigo. In questa “storia di tutte le storie”sono racchiusi i temi essenziali che costituiscono l’ossatura di molte storie d’amore eccellenti: da La bella e la bestia a Cenerentola, da Paolo e Francesca a Romeo e Giulietta, dal romanzo rosa alla soap opera. Dei tanti temi che attraversano il mito di Amore e Psiche, lo spettacolo mette in scena quelli che più caratterizzano il cammino del bambino verso l’età adulta: l’incertezza, i sentimenti contrastanti, la curiosità legittima o colpevole, la disubbidienza pericolosa e necessaria, la bellezza come strumento di seduzione e come prigione, e tanti altri. Come il mito a cui si ispira, anche lo spettacolo narra di un percorso iniziatici che porta dall’inconsapevolezza alla visione piena: una grande allegoria del diritto dei ragazzi alla conoscenza.

 

Babele

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"Babele" è uno spettacolo che si presenta come una lezione: un professore (l’interprete) si propone di insegnare ai suoi piccoli allievi (il pubblico) cosa sia “il teatro” utilizzando poche parole, sei tavoli trasparenti, alcuni effetti di luce e della musica registrata. Inizialmente le spiegazioni e le dimostrazioni seguono un percorso lineare, sistematico, didattico. In seguito la trattazione subisce alcune trasformazioni: il rigore, la sobrietà e l’eleganza cedono il posto alla divagazione ironica, all’eccentricità ed al kitsch. La storia di Biancaneve ed i sette nani - adoperata con funzione esplicativa nel corso dell’intero spettacolo - abbandona la severa scrittura dei fratelli Grimm per proiettarsi nel ridondante mondo di Walt Disney. Le luci, i suoni e gli oggetti utilizzati dal professore a sostegno delle proprie argomentazioni, diventano i protagonisti della scena e del delirio finale:
la babilonia che precede il “crollo”.

 

Cappuccetto Rosso

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Della fiaba di Cappuccetto Rosso esistono molte versioni: di versioni orali ne sono state individuate ben trentacinque a cui vanno aggiunte le numerosissime versioni letterarie. L’attore animatore dello spettacolo ne presenta alcune servendosi di pochi oggetti e della complicità dei bambini presenti. Nello spettacolo i “soggetti” della storia ci sono proprio tutti: in primo luogo i bambini, poi c’è Cappuccetto Rosso ed il cacciatore e c’è anche il lupo, con la sua grossa pancia, pelosa fuori e buia dentro.? Ed è proprio quel buio, il buio che sta nella pancia del lupo, il vero nucleo tematico: lo spettacolo si sviluppa seguendo un itinerario che dalla luce porta all’oscurità, fin dentro la pancia del lupo, le tenebre in cui è possibile perdere ogni riferimento, per poi ritornare alla nuova luce, quella della rinascita.

 

Un po' di musica reggae per favore!

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Dalla Giamaica, una piccola isola del Mar dei Caraibi, nasce il reggae: una musica sincopata, affascinante e solare che ha rivoluzionato la musica internazionale, influenzando il rock, il pop. Il reggae è un modo di fare musica, un alfabeto dai molti usi capace di penetrare nelle diverse culture. Ma il reggae è anche un modo di pensare che pone al centro della sua espressione artistica la certezza che il corpo e la mente devono svilupparsi in perfetta sintonia.
Quest’idea di musica del corpo e per il corpo, nel corso dello spettacolo si rivela la pista da seguire per lasciarsi prendere dal fascino della musica reggae, dal suo misterioso potere di “generare rituali di condivisione calda e aperta, e di arricchire la chimica dei contatti e delle relazioni”.

 

Visioni d'Africa

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Europei di tutti i paesi, avete voi delle visioni d’Africa? “Africa? Afrique? Afrika?”
Ed ecco come questa ambiziosa questione ha riecheggiato in Italia, Francia e Belgio. Sotto l’occhio attento ed investigatore di Alessandro Libertini e Véronique Nah, alcuni adolescenti ed adulti provenienti dagli ambienti più svariati, con origini etniche le più diverse, si sono abbandonati a curiose esperienze artistiche rivelando così molteplici “punti di vista” sull’Africa. Da questa strana inchiesta nasce Visioni d’Africa: un viaggio in Africa restando in Europa, sulla scena di un teatro, in compagnia di un’attrice. Un audace periplo che sfida le leggi della geografia e che promette qualche incursione nelle nostre concezioni più segrete, nelle nostre dolci illusioni, a proposito di questo vasto continente. Un incontro, un appuntamento, come in un viaggio, dove spuntano alcuni imprevisti, tanto per provare nuove sensazioni, confortevolmente seduti sulla poltrona di un teatro.

 

A partire da Miles

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Quattro note per cominciare, uscite dalla tromba di Miles Davis, poi, sopra un grande foglio bianco, un uomo inizia a disegnare delle spirali come un soffio, quello del musicista, quello dell’artista. Tappeti colorati, lampade azzurrognole e rossastre, microfoni, registratori, un libro e qualche foto compongono la scena. Le calde note della musica si rincorrono tra le casse acustiche che avvolgono il pubblico e alla fine si scatena la danza: parte dalla platea, ballano tutti, bambini e adulti, mentre la tromba di Davis diffonde la sua voce di energia pura. Finalista al Premio Stregagatto, premio ETI ed. 95/96, “ A partire da Miles” mira ad avvicinare il pubblico dei meno esperti all’arte del grande musicista americano. Facendo leva sulla sensibilità e sull’intelligenza dello spettatore costituisce un originale guida al mondo della musica jazz.

 

Dodici

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Dedicato ai bambini piccoli, “Dodici” è uno spettacolo programmaticamente semplice. Il materiale scenografico è il “ pre-testo” che è servito all’elaborazione dello spettacolo, ed è composto da dodici scatole: quattro si riferiscono agli elementi aria, acqua, terra, fuoco; tre ai colori fondamentali giallo, rosso e azzurro; tre alle categorie di strumenti musicali,fiati, corde e percussioni; una al giorno e una alla notte. Il testo, del poeta Maurizio Marotta, è stato scritto a partire dal materiale scenografico. Dall’integrazione del pre-testo col testo è nata la scrittura scenica. Il tema di “Dodici” è la ricerca o meglio: quanto il cercar qualcosa di specifico possa dar luogo ad un gran numero di scoperte inaspettate, anche se non pertinenti all’oggetto della ricerca.

 

Kinderszenen

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In un primo tempo Robert Schumann definì queste sue composizioni “ scene infantili assai semplici composte per bambini da parte di grandi”, in seguito, con più distaccata consapevolezza critica, le qualificò “reminiscenze per adulti da parte di un adulto”. Musica dunque sull’infanzia, scritta nell’atto di riscoprirne, di riviverne il poetico incanto, attraverso la memoria di sé fanciullo, la presenza ancora intatta di questa fanciullezza in sé.
Lo spettacolo ripercorrere la poetica del compositore tedesco suggerendo atmosfere vicine alla sua musica. Con delicatezza si apre alle risposte dello spettatore più incline a reagire d’istinto alla suggestione dei suoni, alla grazia di una musica insieme giocosa e sognante, e anche allo spettatore attento alla macchina scenica, propenso a lasciarsi sedurre dalla mobilità delle immagini, dei colori, delle luci.

 

Narciso amico mio

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“Narciso amico mio”, che si ispira alla tradizione artistico-pittorica degli ultimi cinquant’anni del ‘900, accosta l’action-painting di Pollock allo schizzo infantile e il geometrismo di Kandinsky ai giochi di costruzione per l’infanzia. L’autore, attraverso l’ingenuo egocentrismo, il lirico narcisismo e la fragile megalomania conduce lo spettatore in un intimo itinerario non privo di ironia e di momenti di alta intensità drammatica. Nello spettacolo si ritrova il gusto per la costruzione, per la manipolazione di forme, di colori e di suoni, come si scopre il gioco dello speccharsi e il desiderio del guardarsi senza vedersi guardare in un unico tentativo: oggettivare la propria esistenza edificando il personaggio di se stessi.

 

Così mi piace

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"Così mi piace" è la proposta di una possibile sintesi tra pittura e teatro o meglio di una possibile messa in scena della pittura. La fonte da cui è attinto è la ricerca artistico-pittorica del Nord-Europa degli anni ’20 ed in particolare dell’esperienza di De Stijl e del Bauhaus. In "Così mi piace" si narra la vicenda di uno strano personaggio che passa le sue giornate all’interno di un quadro,un’opera ispirata al Neoplasticismo di Piet Mondrian.
La vita del protagonista è interamente subordinata alle regole della geometria; l’ortogonalità dei movimenti come la simmetria delle abitudini condizionano ogni attimo della giornata. Un incidente spezzerà questo asettico equilibrio e costringerà il protagonista della storia a vagare nel cosmo, lontano da ogni puntuale programma.

 

Pulcinella ed Euridice

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Pulcinella, nel tentativo di riportare in vita l'amata Euridice, rivive l'antica storia del mito di Orfeo: la discesa nell'Ade, l'incontro con Caronte, il combattimento con Cerbero e la sfida della Morte. Nella ricerca di un linguaggio che sia sintesi di immediatezza della tradizione (le teste di legno e le bastonate facili) e di complessità del moderno (la caratterizzazione dei personaggi e la stilizzazione delle scene nello stile figurativo contemporaneo), lo spettacolo si propone di coniugare la riproposizione di una maschera centrale della commedia dell'arte con il libero manifestarsi della meraviglia e della vivacità infantili.