Africa: di visione in visione

Laboratorio teatrale ideato da Alessandro Libertini e Véronique Nah
Condotto da Véronique Nah (stagione teatrale 1996/1997)

“Africa: di visione in visione” è il titolo del laboratorio teatrale per adulti e giovani che i Piccoli Principi hanno realizzato nelle stagioni ‘95 e ‘96 e 97’ in alcune città europee, e che ha rappresentato la principale fonte d’ispirazione per lo spettacolo “Visioni d’Africa”. L’attualità e l’interesse dei temi toccati dal laboratorio ci hanno spinto a proporlo anche le stagioni successive a gruppi di insegnanti e ragazzi.
Lo scopo del laboratorio è di sollecitare attraverso semplici meccanismi creativi, risposte indirette sulla curiosità, il disagio, la voglia d’Africa. Il laboratorio é essenzialmente un luogo d’incontro in cui ogni partecipante, servendosi dei linguaggi ambigui ed evocativi dell’arte, può trovare la possibilità di confrontare ciò che conosce, pensa o immagina del grande continente africano, dei suoi paesaggi, della sua gente e della sua cultura.

OBIETTIVI E FINALITÀ’ - METODOLOGIA DI LAVORO
Il laboratorio tratta di come costruire piccole e semplici opere teatrali capaci di esprimere il mondo di chi le ha concepite, di come renderle fruibili al pubblico per le quali sono pensate, di come rappresentarle affinché, sia pur nella loro elementarità, diventino uno spettacolo che rimandi ad un significato altro da sé.
Attraverso un meccanismo ludico basato su poche regole e semplici domande e utilizzando alcuni elementari meccanismi creativi, i partecipanti saranno stimolati, a creare brevi azioni teatrali. Il lavoro sarà sviluppato individualmente o in gruppo, ed ogni partecipante potrà alternarsi nel ruolo di autore, interprete, e spettatore.
Ogni incontro sarà caratterizzato da un tema al quale i partecipanti dovranno riferirsi durante l’attività pratica e nel momento di riflessione che a questo seguirà.
Il tema del giorno sarà formato dalla combinazione di due elementi: uno dei cinque sensi, introdotto da un piccolo allestimento visivo o sonoro dato dai curatori, e l’Africa.
L’attività è finalizzata alla produzione di ‘visioni d’Africa’. E sia che per visione s’intenda quanto si presenta alla vista o la presa in esame di una determinata realtà o la pura fantasia o l’allucinazione, si tratta sempre di percezioni, reali o illusorie, attraverso i sensi. Lavorare sui cinque sensi, inoltre, equivale a porre l’accento, con semplicità, sull’essenza del fare estetico. Sentire, percepire attraverso i sensi è alla base di qualsiasi processo formativo e, in modo particolare in arte, l’uso consapevole del vedere, dell’ascoltare come del toccare, dell’odorare e del gustare determina la qualità della comunicazione.
La seconda componente - l’Africa - indica che la performance prodotta dai partecipanti dovrà in qualche modo riferirsi a quel continente: ai paesaggi, alla gente, alla cultura che, secondo noi, lo caratterizzano.
Le azioni teatrali realizzate dai partecipanti esprimeranno tante ‘visioni’ che alluderanno all’universo del grande continente africano così inquietante, immenso, affascinante e sconosciuto e saranno materiale di riflessione e di discussione per il gruppo.

COSA E’ UN’AZIONE TEATRALE
L’azione teatrale é una sorta di happening, un accadimento che si distingue per l’assenza di una struttura rappresentativa, in cui ciò che si racconta é la realtà e non un insieme di segni che la sostituiscono; chi agisce, l’attore, si presenta in forma propria, come sé stesso e non come personaggio, egli compie gesti e pronuncia parole che appartengono alla quotidianità senza ostentare alcuna finzione.
Questo genere di azione assume un significato simbolico poiché si compie di fronte ad un pubblico, in un tempo ed in un luogo determinati. In quanto simbolica, l’azione teatrale si offre a molteplici interpretazioni. Il termine simbolico va qui inteso in senso freudiano - o nietzschiano - di occultamento, di mascheramento del significato. Attraverso l’azione teatrale s’instaura una comunicazione estremamente aperta tra colui che agisce e colui che osserva. L’attore fornisce pochi elementi, qualche sollecitazione elementare destinata a dilatarsi nella mente dello spettatore: è nel pubblico che, di rimando in rimando, si sviluppa e si completa il significato. Ed é per questo motivo che l’autore dell’azione teatrale non potrà limitarsi ad organizzare il comportamento dell’attore ma dovrà occuparsi con altrettanta cura degli aspetti che riguardano la fruizione dell’azione medesima: la dislocazione del pubblico, la posizione da far tenere agli spettatori - seduti, in piedi, sdraiati -, le condizioni di luminosità in cui far osservare l’azione - la quantità e la qualità della luce da impiegare nello spazio scenico ed in quello degli spettatori -, le condizioni d’ascolto - come utilizzare le fonti sonore e come dislocarle nello spazio -.

PER ESEMPIO
Proviamo adesso ad immaginare come potrebbe svolgersi una giornata di laboratorio.
I partecipanti arrivano alla spicciolata nel luogo dove si svolgerà l’attività. All’ingresso trovano il curatore del lavoro ad accoglierli ed incolla sulla loro fronte un piccolo numero secondo l’ordine di arrivo; il numero è stampato su di un’etichetta adesiva. Dopo aver fatto loro indossare una cuffia che li isola totalmente dal rumore, uno alla volta li introduce in una stanza adiacente. La stanza è quasi interamente immersa nel buio, insieme la attraversano con una certa cautela e, giunti sul fondo, il partecipante viene invitato a sedersi su di una sedia posta davanti ad un vetro trasparente. Una luce è puntata sul suo viso all’altezza degli occhi. Così abbagliati è impossibile vedere cosa si nasconde dietro il vetro ma si può distintamente cogliere la propria immagine riflessa. Dopo qualche istante un’altra luce illumina un pannello posto dietro il vetro rendendo perfettamente leggibile l’immagine del volto di un giovane africano fotografato nell’atto di fissare l’obbiettivo che lo sta ritraendo. Lo sguardo del partecipante si incrocia inevitabilmente con quello del giovane ritratto e si stabilisce tra i due una relazione di identità dovuta al fatto che la nuova effigie ha preso il posto di quella riflessa sul vetro e che il giovane africano porta incollato sulla fronte un piccolo numero del tutto simile a quello del partecipante. La luce sulla foto si spegne e di nuovo appare, riflesso sul vetro, il volto del partecipante. Il gioco si ripete quattro o cinque volte. Poi, senza parlare, il partecipante viene accompagnato all’uscita.
Quando tutti i componenti del gruppo hanno assistito all’introduzione inizia la seconda parte del lavoro. Da soli o in gruppi, di non più di quattro o cinque persone, i partecipanti progettano e realizzano le loro azioni teatrali sul tema: “il senso della vista” + “l’Africa”.
Dopo tre quarti d’ora il gruppo è di nuovo riunito per assistere ai risultati. Seguendo le indicazioni del partecipante-autore di una delle azioni teatrali proposte, il gruppo degli spettatori si infila all’interno di un’angusta stanzetta. Questa è illuminata unicamente da un’abat-jour posta non lontana da un tavolino su cui è poggiato uno specchio, una candela spenta ed una bacinella. L’ultima ad entrare è l’interprete dell’azione, che, facendosi spazio con difficoltà tra il pubblico, si siede al tavolino. Lo specchio riflette la sua immagine: una giovane bionda con in viso un’espressione di forte tensione. La ragazza spegne la luce della lampada ed accende la candela. L’esile fiamma irradia nella stanza una luce calda ed instabile. La ragazza immerge la mano nel liquido contenuto nella bacinella e con decisione ne imprime il palmo al centro della propria immagine riflessa. Ritira la mano e dalla traccia lasciata sul vetro calano alcuni rigagnoli di colore nerastro. La giovane donna soffia sulla candela e la stanzetta piomba nell’oscurità. Fine dell’azione.
Gli spettatori escono e si ritrovano per parlare di quello che hanno visto. Il conduttore precisa che coloro che hanno partecipato alla creazione dell’azione non devono aprire bocca perché non interessano le intenzioni di chi ha pensato o interpretato l’azione ma unicamente ciò che dell’azione si è visto ed ascoltato: l’oggetto e non il concetto. Né il pubblico deve lasciarsi portare dall’inutile gioco ad indovinare quello che gli autori avrebbero voluto dire. Al contrario ciò che importa è quello che è accaduto nella mente degli spettatori, le sensazioni provate, le riflessioni scaturite ed in quali momenti. Coloro che hanno partecipato in qualità di spettatori devono trovare le parole per descrivere agli altri la loro esperienza in quanto ogni opera trova la sua compiutezza unicamente nella mente di chi la fruisce. Così, ad esempio, qualcuno potrebbe raccontare come la luce della candela, l’atmosfera tenebrosa ed opprimente, gli abbia fatto pensare a certi riti magici; un altro, associando il viso della ragazza bionda alla mano sanguinante di nero, ha letto la recrudescenza del razzismo negli Stati Uniti .

PER CHI E PER QUANTO TEMPO
Il laboratorio è destinato ad un gruppo di 15 partecipanti: adulti e/o giovani .
Il lavoro si articola in 5 incontri di 3 ore ciascuno per un totale di 15 ore

Reggae Baby

Percorso ludico sulla musica reggae con gli insegnanti e i bambini della scuola materna
condotto da Véronique Nah
Progetto “Un po’ di musica reggae, per favore!” di Véronique Nah (stagione teatrale 1998/1999)

“Ma in mezzo a quella miseria e sofferenza, in quelle vie e da quelle torride scatole di cartone, giorno e notte, sempre, prorompe la musica. Un canto lamentevole, un ritmo sincopato, un urlo infantile, una funzione religiosa, un’accesa discussione, uno strumento a percussione, un venditore ambulante... Voci. Voci, espressioni e musica.Le note di reggae escono dalle radioline, dai juke-box, dai sound systems, e strisciano per le vie del Trench, (...) e risuonano nei bar, nelle piazzette occasionali, fanno muovere le braccia, muovere le gambe, muovere il bacino, agitano i corpi percorsi dai fremiti convulsi della vita. La musica è ovunque...” (da Reggae di G. Pedote e L. Pinardi, Gammalibri 1980).
Di questa accattivante descrizione dei luoghi d’origine del reggae, un aspetto mi affascina particolarmente: il curioso e vitale andirivieni tra quanto di musicale viene prodotto naturalmente, umanamente, e quanto viene prodotto “tecnicamente”, in uno studio di registrazione. Il riconoscere in questa musica un aspetto tipicamente umano può essere fonte di piacere per l’ascoltatore?. Si dice che il reggae sia organizzato ritmicamente sul modello del suono naturale del corpo, come il battito del cuore o i passi calmi e regolari di un camminatore.Questa idea di musica per ed attraverso il corpo, che costituisce l’essenza del reggae, è il tema conduttore della sperimentazione attorno alle possibilità che questa musica ha di comunicare con i bambini.
Ciò che propongo è un percorso ludico che, attraverso i movimenti del corpo, metta in relazione i bambini con la struttura della musica reggae. Immaginate, ad esempio, un gruppo di bambini che cammina in cerchio.
In questa semplice azione, un fenomeno di controtempo è quasi inevitabile in quanto alcuni bambini segneranno, nello spostarsi, un tempo diverso dai loro compagni. Negli arrangiamenti della musica reggae, il ritmo sincopato è il modo fondamentale attraverso il quale la maggior parte degli strumenti interagiscono.
Dopo aver esplorato “il movimento” che genera la musica passeremo alla “musica” che provoca il movimento. Ancora un esempio. A terra tre scatole quadrate che corrispondono a tre forme musicali del reggae: la canzone, la versione strumentale e il dub. Queste sono, a loro volta, rispettivamente associate ai colori emblematici del reggae e della Giamaica: il rosso, il verde e il giallo. Quando un bambino sale su una di queste scatole la musica e il colore si manifestano simultaneamente. La sua scelta musicale e la sua attitudine fisica potranno condizionare la reazione dei compagni. Così, attraverso questo meccanismo, il bambino si avvicina ad una delle figure più importanti dello sviluppo della musica giamaicana: il deejay. La funzione principale del deejay è d’incoraggiare la gente a danzare. Col suo modo di improvvisare cantando e parlando, propone un’inconsueta maniera di “teatralizzare” la musica registrata.
Véronique Nah


Questo intervento è stato realizzato per gruppi classe ed è stato proposto proposto a gruppi di adulti: artisti, organizzatori teatrali, operatori socio culturali ed insegnanti, in ambito di festivals.

Studi al Teatro Studio
Rassegna/laboratorio del teatro delle scuole
a cura della Compagnia Piccoli Principi

Stagioni Teatrali 2000/01 2001/02 2002/03

SCANDICCI CULTURA / ISTITUZIONE SERVIZI CULTURALI

COMPAGNIA PICCOLI PRINCIPI

Vista l'importanza dell'esperienza teatrale in ambito scolastico sia dal punto di vista formativo che artistico, abbiamo proposto un progetto che ha visto, per tre anni, la collaborazione strutturata di competenze diverse: docenti, artisti, tecnici e amministratori per sviluppare un percorso di lavoro che si è concluso alla fine di ogni anno scolastico con una rassegna di spettacoli di alcune classi.
Una rassegna su progetto che coniuga la qualità del "servizio" e l'attenzione alla "ricerca".
Riprendiamo da un documento di Loredana Perissinotto dell'AGITA (Associazione nazionale per la promozione del teatro nella scuola e nel sociale) , alcuni concetti ispiratori:
..."Il binomio servizio/ricerca è la premessa indispensabile dello sviluppo della relazione teatro/scuola e delle ricadute in questi ambiti e in quello della formazione del cittadino...
... Il teatro/scuola che vogliamo basato sulla con-crescita adulto - bambino, è luogo di "costruzione" per eccellenza sia collettivo che individuale, esercizio di punti di vista, di proiezioni, di simulazione e travestimento, occasione per "parlare" agli adulti (come sottolineano spesso gli allievi coinvolti di ogni età) ed è opportunità di conoscenza, scoperta, espressione creativa, palestra per allenare il pensiero e nutrire il cuore di emozioni.
... Rassegna su progetto significa anche lavorare/ricercare su uno "specifico" ad esempio porre l'attenzione sulla drammaturgia del testo , sull'espansione del concetto di scrittura e di testo teatrale, e sulla messa in scena, cioè sulla sperimentazione della forma spettacolo, quale allargamento delle possibilità di comunicazione."
Il progetto si è modificato nel tempo, sulla base delle esperienze e delle indicazioni raccolte nelle riunioni di verifica con gli insegnanti; i percorsi di lavoro si sono affinati sempre di più confermando lo spirito di ricerca e di sperimentazione che sottintende questo particolare gioco al rispecchiamento tra scuola e teatro; un teatro, però, caratterizzato da un’ottica particolare, da un taglio artistico preciso che è la poetica teatrale della Compagnia Piccoli Principi. Un’idea di teatro che considera la presenza umana sulla scena di per sé un potenziale poetico: compito degli artisti è di creare i meccanismi giusti perché questa poesia possa esprimersi al meglio.
Il senso del progetto non risiede quindi unicamente nell’accogliere gli obiettivi didattico-pedagogici degli insegnanti o nel soddisfare le attese dei genitori in merito alla bravura dei propri figli bensì nel creare un’opportunità d’incontro tra persone alla scoperta dei reciproci universi poetici.
Gli artisti coinvolti in questi anni nel progetto sono stati: Alessandro Libertini, Patrizia Mazzoni e Véronique Nah, professionisti del teatro e del teatro della scuola. Hanno seguito ciascuno alcuni progetti di classi che si sono impegnate nell'allestimento di un spettacolo seguendo un'impostazione di lavoro ben precisa.
Il primo e il secondo anno le scuole partecipanti erano tutte scandiccesi, nella terza edizione è stata accolta la partecipazione di due classi del Comune di Lastra a Signa ed è stato realizzato uno "scambio" di ospitalità con la rassegna 'La Garibaldina' di Figline Val d'Arno.

Articolazione e impostazione del lavoro:
- raccolta e selezione delle partecipazioni
- 1° fase: laboratorio di sperimentazione teatrale durante il quale gli insegnanti sono stati invitati a mettersi in gioco personalmente, costruendo semplici azioni teatrali ispirate al tema scelto per il progetto con la classe (10h).
- 2° fase: gli artisti hanno lavorato con gli insegnanti sul passaggio dall'idea al progetto di struttura per l'allestimento dello spettacolo (3h ogni progetto di spettacolo)
- 3° fase: gli insegnanti hanno lavorato autonomamente a scuola con i ragazzi e le artiste li hanno aiutati con alcuni incontri con le classi (10h a progetto).
- 4° fase: prove e rappresentazioni al Teatro Studio delle azioni teatrali realizzate dai ragazzi, coordinati dai loro insegnanti e seguiti dagli artisti (due prove in teatro e recite).
La rassegna presenta gli spettacoli prodotti dalle scuole che hanno partecipato e terminato il progetto. Il momento della presentazione degli spettacoli è un ulteriore momento di lavoro, di scambio e di confronto che coinvolge anche le famiglie. Per questo ogni volta sono presentati insieme due spettacoli diversi e il pubblico degli adulti è invitato a partecipare alle due rappresentazioni nella stessa sera. Gli stessi due titoli vengono riproposti il mattino successivo per le classi interessate. I ragazzi vivono il teatro da attori e da spettatori, i loro genitori frequentano il teatro e non soltanto per vedere i propri figli esibirsi sulla scena.
- incontro di verifica

Gli insegnanti che hanno partecipato al progetto sono stati invitati a seguire delle regole precise e a vedere più di uno spettacolo del cartellone del teatro, da soli o con la propria classe, inoltre due persone di Scandicci interessate al teatro e alla scuola, hanno seguito volontariamente tutti gli spettacoli della rassegna delle scuole come ospiti fissi e partecipato all' incontro di verifica finale portando il loro contributo di "osservatori esterni".

Gli artisti hanno indirizzato gli insegnanti a scegliere e a portare avanti ipotesi di progetti scaturiti dalla classe concretamente realizzabili, non eccessivamente complicati ma non meno suggestivi ed interessanti , hanno dato loro delle regole per la costruzione degli spettacoli (ad es. la durata dello spettacolo non deve essere superiore a trenta minuti) , hanno fornito dei suggerimenti per l'utilizzazione di materiali e semplici attrezzature normalmente in uso nella scuola, e consigliato soluzioni luminose e sonore facilmente praticabili. Tutto questo nell'ottica di un " teatro fatto con niente" che usa le ristrettezze dei mezzi, lo specifico del teatro/educazione, la propria natura non professionale, non tanto come limitazione ma come una condizione di partenza, come stimolo creativo e vitale, verso soluzioni innovative e diversificate.
Gli artisti non hanno fornito ricette preconfezionate, non hanno realizzato "il loro spettacolo" o "insegnato tecniche teatrali" ma hanno cercato di stabilire un rapporto di ascolto e di collaborazione che ha aiutato gli stessi insegnanti a dar voce e forma alle loro idee e alle intuizioni dei ragazzi.

Partecipanti
Studi al Teatro Studio I Ed.: Scuola dell'Infanzia Rinaldi sez. 5 anni, Scuola dell'Infanzia Comunale Makarenko sez. 5 anni, Classe V°D Scuola Elem. Dino Campana, classe I E Media Rodari, classe II E Media Fermi.

Studi al Teatro Studio II Ed.: la Scuola dell'Infanzia Turri , classe I°D Scuola Elementare D.Campana, Classe II°B della Scuola Elem. XXV Aprile, Classi VI° sez. C e D della Scuola Elem. Marconi, classe I° sez.C e classe II° sez.E Scuola Media G. Rodari.

Studi al Teatro Studio III Ed.: classe IV° sez.D della Scuola Elem. Marconi, classe II° sez.D dell'Elem. D.Campana di Scandicci, classi V° sez. A e D della Scuola Elem. Santa Maria a Castagnolo di Lastra a Signa , ospite la classe V della Scuola Elem. di Troghi.
Materiali prodotti: video degli spettacoli girato dal CRED di Scandicci


Stagione teatrale 2003/04

Attività sperimentale con una scuola dell'infanzia sul tema della città

con la creazione e la rappresentazione di un evento conclusivo.

Non un appuntamento occasionale ma un progetto di teatro scuola iniziato nella stagione 2000/01 nominato "Studi al Teatro Studio", che si configura di anno in anno in maniera diversa anche in rapporto alle esigenze dell'amministrazione e alla disponibilità della scuola. Un'attività che mette in relazione la didattica e il teatro, la sperimentazione artistica e il servizio alla scuola.
Il lavoro è stato approfondito quest'anno con gli insegnanti e gli allievi di una sezione di 5 anni di una scuola dell'infanzia. Delle precedenti esperienze è stato mantenuto il carattere di laboratorio per gli insegnanti, di lavoro con gli artisti dei Piccoli Principi, in particolare con Véronique Nah, e di occasione concreta per i ragazzi di realizzare e di mostrare un evento spettacolare, di conoscere ed usare il teatro comunale.
Una novità è stata introdotta nel percorso di creazione, che si è sviluppato nella scuola nel corso dell'anno scolastico, proponendo per la prima volta alla classe un tema di riferimento su cui lavorare: la città. (tema indicato da Scandicci Cultura)
Articolazione: lavoro di ideazione, progettazione e organizzazione, incontri con le insegnanti e i bambini, allestimento, una prova in teatro e due recite, incontro di verifica.

Titolo dello spettacolo "Una piccola voce nella città'
Spettacolo teatrale interpretato dai bambini della Scuola dell'Infanzia Makarenko
Materiali prodotti oltre lo spettacolo:
- documentazione cartacea a cura dell'insegnante che racconta alcune tappe del percorso didattico effettuato con la classe
- video di documentazione a cura del C.R.E.D di Scandicci


Stagione teatrale 2004/05

Due esperienze di teatro della scuola al Teatro Studio di Scandicci

"Zitti zitti" attività teatrale rivolta alle scuole dell’infanzia
promossa da Scandicci Cultura curata dalla Compagnia Piccoli Principi
Il lavoro è stato sviluppato con due sezioni delle Scuole dell'Infanzia Comunale Turri e Vingone nel corso dell'anno scolastico. Le brevi azioni teatrali, ispirate al tema del silenzio, sono state interamente realizzate dai bambini, coordinati dai loro insegnanti e seguiti dalle artiste Patrizia Mazzoni e Véronique Nah. A conclusione dell'attività vengono presentati al Teatro Studio i due spettacoli, in serale e in matinées, al pubblico dei genitori, degli altri ragazzi, come ulteriore momento di lavoro.
Materiali prodotti: video di documentazione a cura del C.R.E.D di Scandicci