Calderone immaginario:
omaggio a Picasso e ai bambini 

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Il bambino è per Picasso soggetto prediletto, ma anche fonte d’ispirazione per tante invenzioni stilistiche e compositive, e in alcuni casi persino un maestro a cui rubare tecniche e metodi. Scrive Picasso: “Non ho mai fatto disegni da bambini, mai, neanche quando ero molto piccolo. Quando avevo la loro età disegnavo come Raffaello, ma mi ci è voluto tutta una vita per imparare a disegnare come un bambino”.
Per
Picasso l’apprendimento – qualsiasi apprendimento – trae profitto dalla reciprocità: i maestri devono saper imparare dai loro allievi esattamente come gli allievi imparano dai loro maestri.
Calderone immaginario
è uno spettacolo ludico, istruttivo, inventivo. L’idea di reciprocità è alla base di questo omaggio a Picasso e ai bambini. Uno spettacolo per tutti coloro che avvertono il bisogno di conoscere, indipendentemente dall’età di chi apprende e di chi insegna.

 
 

Scientifico!

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In “Scientifico!”, Alessandro Libertini e Véronique Nah mettono in scena una singolare lezione sulla scienza. Molti dei concetti che sono alla base del pensiero scientifico trovano espressione attraverso l'uso di pochissime parole, alcuni disegni, il suono di un pianoforte e l'esecuzione di semplici esperimenti.
I due interpreti danno vita ad una narrazione ricca di invenzioni visive e sonore: un invito per lo spettatore a provare il piacere della meraviglia, quella sensazione di sorpresa, viva e improvvisa, che si avverte nel conoscere qualcosa di nuovo, straordinario, strano, inaspettato.
La capacità di meravigliarsi appartiene al bambino, all'artista, allo scienziato, come appartiene a tutti coloro che ambiscono alla conoscenza. "I Greci dicevano che la meraviglia è l'inizio del sapere e allorché cessiamo di meravigliarci corriamo il rischio di cessare di sapere." (E.Gombrich, Arte e illusione)

 
 

Ritagli

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In “Ritagli”, si assiste al lavoro di un artista nel suo atelier. Egli disegna con le forbici:  servendosi della tecnica del papier découpé crea ambientazioni suggestive. Come per incanto, i suoi découpages diventano spunti per storie da narrare, storie nate direttamente dal manovrare le forbici.
Sembra che Hans Christian Andersen si divertisse a ritagliare figurine nella carta per raccontare fiabe. Chissà se l’idea di un temerario soldatino di stagno innamorato di un’acrobatica ballerina di carta, che viveva in un castello tutto di carta, non sia nata dallo scorrere dell’affilato utensile d’acciaio piuttosto che dalla morbida penna.

 
 

Io, diversa

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Identità, diversità, razzismi consapevoli od innocenti sono temi di scottante attualità che lo spettacolo affronta in modo singolare: sulla scena, Véronique Nah si racconta, svelando con leggerezza ed umorismo la complessità della comunicazione umana spesso intrisa di equivoci, stereotipi e distorsioni della realtà.
“Sono nata tra le nevi del Canada, vivo tra le verdi colline della Toscana, eppure il color caffellatte della mia pelle vi fa viaggiare per i mari del sud. Non c’è quindi una Véronique ma due: quella che conosco io e quella che conoscete voi”.
Musiche, danze e costumi suggestivi accompagnano Véronique Nah in questo viaggio intimo: un’opportunità per lo spettatore di attraversare con l’immaginazione lontani paesi ma anche, come in un gioco di specchi, di interrogarsi sulla propria identità.

 

Ba Ba

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“Ba Ba” è un’ode allo stupore, alla capacità degli esseri umani, ed in particolare dei bambini molto piccoli, di meravigliarsi di fronte alle piccole cose: lo strano riflesso di luce che appare su un muro, il profondo suono di una goccia d’acqua su un foglio di carta. Ispirato alle magnifiche composizioni dell’artista visivo Giorgio Brogi, lo spettacolo racconta con semplicità storie di relazioni tra le forme, i colori, le linee, le superfici e i materiali. Due attori, immersi nell’elegante scenografia dell’artista toscano, compiono azioni elementari e suggestive. Trasparenti veli colorati vengono abitati, attraversati, sfiorati, manipolati, in un sottile gioco alla presenza e all’assenza, alla visibilità e all’invisibilità, che suscita nello spettatore la sorpresa che avviva l’attenzione, il sorriso che apre gli animi.

 

Obraztsov, tema e variazioni

obra
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I primi decenni del '900 sono stati caratterizzati da un’intensa ricerca nell' ambito delle arti. In quest’epoca di grande vitalità, il teatro "non umano" era una delle discipline che riusciva meglio ad integrare i nuovi orientamenti dei movimenti artistici. Burattini e marionette diventarono protagonisti di considerevoli sperimentazioni figurative e teatrali: Grosz, Paul Klee, Kandinsky, la scuola del Bahaus, Baty, Appia, Gordon Craig e molti altri si avvicinarono a questo fantastico mondo fatto di materia, movimento, gesto, musica e colore. Ed è proprio da questo straordinario fermento creativo che nasce uno dei miti del teatro d'animazione: Serghej Vladimirovic Obraztsov. Ispirato all’opera del celebre artista moscovita, "Obraztsov, tema e variazioni" è uno spettacolo di cabaret per bambini ed adulti, con attori, burattini e musica dal vivo: un piccolo omaggio ad un grande creatore che ha contribuito in modo determinante alla storia del teatro contemporaneo.

 

Celeste

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“E’ possibile che a scrutare le stelle per la prima volta con un cannocchiale sia stata proprio una bambina(…) un adulto non avrebbe mai osato(…) A quell’epoca, guardare il cielo più da vicino era come sconfinare in un terreno sacro. Molti pensavano che per osservare il creato Dio ci ha dato gli occhi, perché allora servirsi di un cannocchiale? Come può un “giocattolo” insegnarci qualcosa? E invece magari è stato proprio nel vedere la figlia usare il cannocchiale come un giocattolo, che a Galileo è venuta l’idea di puntarlo verso il cielo”. Sono parole di Lea, una delle protagoniste dello spettacolo. Siamo nel 1933, a Firenze, nei luoghi dove si respira ancora l’aria di Galileo e di sua figlia suor Maria Celeste. In un'atmosfera ricca di mistero e di colpi di scena, il pubblico è testimone di un incontro segreto tra due educande. Lea e Celeste, ragazze di mentalità molto diverse, intrecciano una conversazione densa di riferimenti al pensiero ed alla vita di Galileo.

 

Il risveglio di Sirenetta

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Lo spettacolo è una singolare rilettura del capolavoro di Andersen: “La sirenetta”. In “Il risveglio di Sirenetta”, un’attrice coinvolge il pubblico nella ricerca di un insolito personaggio che tanto ricorda l’affascinante protagonista della fiaba. Seguendo le sue tracce, lo spettatore ripercorre con delicatezza la storia straziante di un amore impossibile.
Attraverso i meccanismi del gioco, lo spettacolo affronta in modo indiretto i temi della diversità e della sofferenza evocati dallo scrittore danese.
A proposito di “La sirenetta”, Andersen ha confessato che mai scrivendo era stato più commosso: “Il risveglio di Sirenetta” è un invito a condividere questa sua straordinaria sensibilità espressiva.

 

La magia delle immagini:
la storia dell'arte raccontata ai ragazzi

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Lontano dal voler esaurire in poco più di sessanta minuti un argomento vasto come la storia dell’arte occidentale dalle origini ai nostri giorni, lo spettacolo si propone ad un pubblico di ragazzi ed adulti come un possibile ‘inizio’: un’introduzione al complesso mondo dell’arte, alla sua storia ma soprattutto ai suoi processi formativi.Un attore, nel ruolo del conferenziere, racconta la storia delle immagini dal tatuaggio preistorico alla Body Art, cercando di dare risposte semplici a tante possibili domande: - Perché gli egizi dipingevano in quel modo? Cos’è la prospettiva scientifica? Nel suo discorrere però, il protagonista, oltre ad impartire nozioni, si preoccupa di suscitare emozioni, dando vita ad una trattazione ricca di sensazioni, leggera, a tratti ironica, altre volte densa di atmosfere sospese, persino inquietanti: a suggerire quanto alla radice del processo di formazione dell’opera d’arte ci siano questioni che non si possono spiegare, misteriose, “magiche”