Un teatro per tutte le persone
Un teatro per tutta la persona

"L’arte del teatro è nata dalla passione, calma o ansiosa, a seconda degli individui, di conoscere. Essa non assume tutto il suo significato se non quando riesce a raccogliere ed unire.”

Sono frasi di Jean Vilar, formulate nel ‘51 all’inizio della sua attività di direttore al Théâtre National Populaire, eppure sembrano parole scritte ieri. Anche noi viviamo in tempi difficili, avvelenati da logiche commerciali menzognere da una parte e da cinico scetticismo dall’altra. L’unica soluzione per risolvere i conflitti che ci affliggono sembra essere la dura contrapposizione tra opposte fazioni. Lo scontro tra popoli, culture, generazioni, pare l’unica possibile strategia di avanzamento.

Nonostante le apparenze, però, sono ancora in molti a credere nel vecchio detto popolare “l’unione fa la forza”. Sono in molti a pensare che la condivisione dei saperi e delle esperienze, possa determinare la ricchezza da cui far scaturire la forza necessaria alla soluzione dei tanti problemi che ci affliggono. I Piccoli Principi sono tra questi. I Piccoli Principi sono per l’unione:

unione tra le arti: i lavori dei Piccoli Principi sono frutto della commistione di letteratura, musica e arti visive il cui risultato è un tutt’uno inscindibile

unione delle tecniche: drammaturgia, regia, recitazione, costumi e scenografie, luci e suoni hanno pari dignità e funzione, non sono mai asserviti a regole gerarchiche prestabilite

unione tra le persone che lavorano nella Compagnia: gli artisti, i tecnici, gli amministrativi e i collaboratori esterni sono animati da un unico spirito di ricerca, ne condividono la finalità, contribuiscono a creare lo spirito di gruppo necessario alla riuscita di ogni progetto

unione della Compagnia col proprio pubblico: i Piccoli Principi considerano il pubblico composto non da 50, 100 o 300 spettatori ma da 50, 100, 300 volte uno spettatore; ed è a quell’unico spettatore che rivolgono i loro spettacoli, all’unicità della sua persona, ed in tutta la sua interezza

unione tra gli spettatori: per i Piccoli Principi, il teatro è innanzitutto un’occasione di incontro tra persone accomunate dal desiderio di conoscere e di conoscersi; ogni proposta dei Piccoli Principi, dal laboratorio teatrale allo spettacolo, dall’organizzazione di eventi al seminario di aggiornamento, ha alla base lo scopo di raccogliere per unire. Il teatro dei Piccoli Principi è diretto a tutti, adulti, ragazzi, vecchi, giovani, donne, uomini, senza alcuna restrizione, senza distinzioni tra pubblico della prosa e pubblico della ricerca, pubblico della musica e pubblico della danza


I Piccoli Principi non escono con un nuovo lavoro teatrale senza prima averlo presentato al pubblico degli “esperti”, degli eruditi in campo estetico, artistico, teatrale, ma anche pedagogico o scientifico.
Tenere l’attenzione del pubblico degli intellettuali è molto importante. Ma per i Piccoli Principi la macchina scenica trova conferma della sua efficacia comunicativa solo attraverso il confronto con il pubblico inesperto, composto di spettatori che per mancanza d’esperienza o d’istruzione ignorano i precetti che regolano il linguaggio teatrale, o sono impreparati a coglierne i riferimenti culturali: citazioni, ad esempio, o rimandi alle fonti. La creazione artistica non può che provare giovamento dall’incontro con un pubblico che, pur essendo interessato alla rappresentazione della complessità della realtà, esige immediatezza e chiarezza di linguaggio.

Per i Piccoli Principi il pubblico - qualsiasi pubblico - è, idealmente e realmente, parte integrante del processo di creazione e componente essenziale al completamento dell’opera teatrale. Come diceva Jean Vilar, “ogni pubblico è l’artefice del proprio teatro”. Per ottenere del “buon teatro” occorre quindi avere un “buon pubblico”, non solo nelle sale di teatro in cui si rappresenta ma soprattutto nella testa degli autori. Il buon pubblico non basta saperlo reclutare occorre saperlo pensare: il pubblico “ideale” dei Piccoli Principi è un pubblico intelligente, appassionato, sensibile; è un pubblico aperto ai piaceri dell’apprendimento e lontano da ogni forma di snobismo; è interessato alla complessità della realtà contemporanea ma ostile alle difficoltà imposte da un uso del linguaggio elitario e selettivo.